Un rischioso “souvenir”
Ovvero i rischi dell’importazione e detenzione di animali (camaleonti in particolare) e piante senza documentazione CITES

Testo: Andrea Venturini, Italian Chameleon Network
Ultima revisione: 02/1999
 

Introduzione

Girando per i mercatini di molti paesi esotici, è facile incontrare improvvisati mercanti che offrono ai turisti animali vivi quali rettili, pappagalli, scimmie, oppure oggetti di artigianato costruiti con pelle o parti di animali (per esempio avorio) per pochi soldi. Molte sono le persone che riportano dai loro viaggi camaleonti o altri rettili, acquistati o catturati, senza conoscere l’esistenza di accordi internazionali che tutelano le specie animali e vegetali e senza immaginare che possono comportare salatissime multe, confisca o addirittura l’arresto.
 

La CITES

Esiste una convenzione firmata a Washington nel 1973, alla quale hanno aderito oltre 130 stati tra cui l’Italia, denominata CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), nata dall’esigenza di controllare il commercio di animali e piante, principale causa della diminuzione e dell’estinzione di molte specie.
In base alle condizioni delle specie animali e vegetali in natura, la convenzione ha stabilito tre diverse categorie:

  • specie gravemente minacciate di estinzione, iscritte nell’Appendice I della Convenzione che contiene circa 1.000 specie animali e vegetali, per le quali è vietato il commercio;
  • specie iscritte nell’Appendice II. L’elenco comprende oltre 3.000 specie il cui commercio viene controllato e regolamentato per evitare sfruttamenti eccessivi che ne potrebbero pregiudicare la sopravvivenza;
  • specie iscritte nell’Appendice III, protette da singoli Stati che ne regolano le esportazioni.
  • C’è inoltre la possibilità che alcuni Stati possano adottare misure di protezione più severe o diverse, sia per le specie stabilite dalla Convenzione, che per le altre.
     

    La CITES in Italia

    In Italia è in vigore la legge n.150 del 1992 e successive modifiche, che stabilisce le sanzioni alle violazioni delle disposizioni della Convenzione di Washington. Tale legge vieta di importare, esportare, trasportare, vendere, esporre e detenere esemplari vivi, morti, come pure parti o prodotti derivati da specie presenti nell’Appendice I. Gli stessi divieti si estendono anche a specie iscritte in Appendice II e III che siano sprovviste di regolari certificati CITES. Il mancato rispetto di tali divieti è un reato punito con multe da 12 a 200 milioni di lire o nei casi più gravi con l’arresto da tre mesi a due anni e comunque sempre con la confisca degli esemplari.
    In Italia, inoltre, è in vigore il decreto ministeriale del 19 Aprile 1996, divenuto poi legge, che vieta la detenzione di animali ritenuti pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica ed elencati nell’allegato A del decreto (la cui detenzione spesso non è vietata in altri Stati).
     

    I camaleonti e la CITES

    Tutti i camaleonti (Chamaeleonidae) del genere Chamaeleo e Bradypodion sono iscritte nell’Appendice II del CITES e quindi necessitano di permessi per la loro esportazione e certificati per la detenzione. Rimangono esclusi dalla Convenzione di Washington il genere Brookesia e Rhampholeon.
    Un discorso a parte va affrontato per il camaleonte comune o europeo, Chamaeleo chamaeleon, che, vivendo in alcuni paese del mediterraneo (Marocco, Tunisia, Spagna, Grecia e anche Sicilia), viene spesso riportato come ricordo di viaggio.
    Questa specie però è protetta della Convenzione dell'Unione Europea. Convenzione che ha lo scopo di proteggere la salvaguardia della vita selvatica e dell’ambiente in Europa. Il camaleonte comune è stato iscritto nell’Allegato A in cui vengono elencate le specie che vanno rigorosamente protette e per cui sono vietate la cattura, l’uccisione, la detenzione e il commercio. Le violazioni di tali divieti vengono punite con salatissime multe.
     

    Consigli

    Prima dell’acquisto di animali, vegetali o oggetti, è necessario quindi accertarsi che non appartengano a specie protetta e quali siano i certificati necessari per la loro esportazione. Le informazioni necessarie si possono chiedere alle Autorità locali quali Ministeri dell’Ambiente, Agricoltura e Foreste. In caso non fosse possibile ottenere tali informazioni o autorizzazioni meglio evitare l’acquisto. Ogni Stato utilizza moduli diversi per rilasciare i documenti necessari all’esportazione, in ogni caso però, come stabilisce la Convenzione, il certificato deve riportare obbligatoriamente il nome dell’Autorità di competenza locale, un numero progressivo del documento, la data di rilascio e di validità, la denominazione scientifica e comune delle specie animale o vegetale, la descrizione della merce (esemplare vivo, pelle, borsa, ecc.), l’indicazione del paese di provenienza, il timbro e la firma dell’Autorità che rilascia il documento.
     
     

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