Come cambiano colore i camaleonti

Testo: Andrea Venturini, Italian Chameleon Network
Ultima revisione: 01/1999
 

A differenza di quanto si credeva in passato i camaleonti non cambiano colore per mimetizzarsi, o meglio non solo per questo. False sono le leggende di camaleonti che messi sopra a tessuti colorati ne copiavano la trama o che potevano diventare di qualsiasi colore. In realtà i C. cambiano colore per molteplici fattori, primo fra tutti lo stato psichico. Altri fattori sono la temperatura ambientale, le condizioni di luce e lo stato di salute. Ogni specie, ha le sue caratteristiche colorazioni e range di sfumature. Per questo, per esempio, un C. pardalis blu di Nosy Be non diventerà mai rosso o giallo ma le sue tonalità varieranno dal celestino chiaro fino al blu scuro in base alle condizioni appena descritte. Le variazioni di colore maggiori si hanno con il cambiamento degli stati d'animo: generalmente assumono colorazioni più intense e sgargianti in presenza di femmine ricettive o alla vista di altri maschi sul loro territorio. Le colorazioni di sottomissione sono invece solitamente più uniformi e accompagnate da diverse posture del corpo. Come ho scritto anche la luce e la temperatura influiscono sul colore: diventano di colore molto scuro per assorbire più luce e quindi per scaldarsi al sole. Diventano di colore più chiaro se la temperatura si alza molto.
Per quanto riguarda il meccanismo da cui dipendono i cambiamenti cromatici, oltre al sistema nervoso che li regola, essi sono resi possibili da specifiche strutture della pelle. Queste sono costituite da cromatofori, cellule situate nel derma (lo strato sotto l'epidermide) e dotate di pigmenti rossi, gialli e neri disposti su distinti livelli. In sostanza, il pigmento, si contrae nel corpo della cellula oppure si espande, riempiendo anche delle diramazioni che si estendono dal corpo della cellula in altri strati. Il cambiamento di distribuzione dei pigmenti determina così il colore dell'animale che, a seconda delle varie combinazioni di espansione e contrazione nelle diverse serie di cromatofori, assume una gamma inesauribile di tonalità (un po' come funziona il cinescopio della TV o del monitor).
A questo effetto si somma quello di altre strutture presenti nel derma, le iridocisti, capaci di riflettere la direzione dei raggi di luce. Altri elementi dell'epidermide sono forniti di scanalature ondulate che danno luogo a fenomeni di interferenza luminosa simili a quelli che si osservano in una macchia d'olio sull'acqua.
 
 

Bibliografia

Renato Massa, Lingua Veloce, 1985, Airone, 53, 52-55.

James Martin, Nature's Masters of Disguise, 1992, Blandford, 37-38.
 

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